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Ciò che rimane dell'attesa e dell'attendere

diario 7/11/2014

Ieri passeggiavo nella nuovissima stazione Tiburtina a Roma, dove ancora molte vetrine sono in allestimento, ed ho notato chenon c'era "la sala d'attesa" ed ho iniziato a rifletterci su. Sono arrivato a pensare che,egregiamente sintetizzato in questo pezzo http://www.leparoleelecose.it/?p=9488 , l'attesa di un treno (o di qualcuno che scenda da esso) sia diventata una mera occasione per vendere.E le sale d'attesa diventano sale viaggiatori, si é clienti,alla stazione Tiburtina é tassativo avere un biglietto di "lunga percorrenza", come mi ha specificato un addetto alla sorveglianza al quale mi sono rivolto, facendogli la specifica domanda sulla "sala d'attesa" e introducendola dicendo "scusi se le faccio una domanda un po' sciocca".Spero non "aggiornino" mai l'indicazione nella sala di Bologna, lì si aspettava un treno ed arrivò la morte. Passeggiavo in grandissimo edificio, ancora troppo vuoto .

L'attesa, é un inganno l'attesa.

Le sale d'attesa, per rimanere in tema, spesso sono un temporaneo rifugio per senzatetto e ubriaconi, per immigrati senza dimora e forse pure per questo che le dimensioni delle sale, rispetto alla grandezza della stazione e al traffico di viaggiatori, è ridotto ed è spesso inferiore a quelle grandi e lussuose lounge room per superabbienti, molti dei quali hanno poco da attendere.Visto che i più sono uomini d'affari e certamente non i pendolari citati nel pezzo della Borgi, non certamente chi in quelle stazioni ha da passarci magari lunghe ore,specie nelle ultime ore del giorno come nelle ultime.O in piena mattina quando, 34 anni fa, in una mattina dei primi giorni d'agosto, a Bologna molta gente di passaggio o, appunto, solo in attesa trovò la morte. Sono stato spesso negli ultimi anni in quella sala d'attesa e spero non cambino mai l'indicazione, che non diventi mai una sala "passeggeri" ma che resti una sala d'attesa.

Cosa significa,dunque, attendere perchè in luoghi in cui é prevedibile fare una sosta pure piuttosto lunga, lo spazio deputato a fare ciò sia sempre più relegato e sempre più ad appannaggio degli "abbienti"? Perchè questo tempo im-produttivo é così declassato?
Eludendo i discorsi di carattere politico che si potrebbero fare, gli affari non hanno ideologie né linee di partito, perché gli architetti e tutti gli addetti all'ideazione di una stazione ferroviaria relega così poco spazio alla sala d'attesa. Eppure é un luogo in cui é lecito sostare, non é certo un luogo il cui transito non può essere maggiore di qualche ora. Il problema che mi sono posto, passeggiando e riflettendoci sopra, va alle radici. Alla concezione diffusa dell'uso e dell'importanza del tempo "vuoto".
Qui si potrebbe iniziare a disquisire su quanto abbia prodotto tale "vuoto" nel passato, citando la  recherche passando dal perdu al retrouvé , passando dall'inutilità all'utilità. Ma ci vuole uno bravo per farlo, uno che abbia letto e studiato molto più di me.







permalink | inviato da Puffon il 7/11/2014 alle 8:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa