mondovistodaunpuffon | Anche io disobbedisco! | Il Cannocchiale blog Pensieri a zonzo, parole pescate a caso
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Pensieri a zonzo, parole pescate a caso

diario 22/2/2009

Continuano a passare i giorni e le cose da dire.Si accavallano gli eventi senza soluzione di continuità, non si ha nemmeno il tempo di digerirli che subito ce ne sono altri. Scivolano così anche la caduta di Veltroni,l'ennesimo tentativo di Berluscolini di asservire la Rete e di metterci un gran bavaglio e San Remo.
Già da un paio d'anni faccio  a meno di vederlo,l'anno scorso (e anche quest'anno) mi arrivano tardi all'orecchie le canzoni. M'è bastato saperne poco,anzi pochissimo, per bollare un'altra edizione dicendo "anche per quest'anno Tenco è morto". E, a quanto mi risulta, è andata proprio così.
Io non conosco tale Carta, non l'ho mai sentito cantare però il fatto stesso che venga sponsorizzato dalla premiata ditta Maria & i suoi amici mi basta per intravedere accordi trasversali in Raiset, in pieno stile monarchico-berlusconiano. Molte polemiche, il solito polverone, sulla canzone di Povia (che anche per quest'anno ha uno stipendio garantito e delle date già fissate) per nulla. E' facile diventare famosi in Italia, basta toccare il sesso o la religione che subito il main stream si accorge di questa voce in più.
Potrei parlarne pure io, sperando di raddoppiare i 6500 visitatori di questo blog ma la ritengo una mossa ipocrita o da ultima spiaggia.
Se avessi bisogno di "diventare qualcuno" o di "vendere" allora potrei sparare a zero su tutti e tutto, autosegnalarmi per l'ennesima volta ai bloggers famosi (come Grillo,Travaglio..) e sperare che la gente si accorga di me.No!
Me li merito tutti questi 6500 lettori, e se non ho "fatto il botto" è perchè valgo poco sia come giornalista che come scrittore di diario; insomma valgo poco come scrivente.
Tornando a Povia sarà pure bravo, rispetto la libertà d'espressione di tutti e non è detto che quel che risulta poco piacevole a me non valga in valori assoluti. Ma un artista che aspetta Sanremo e annuncia canzoni sull'omosessualità (sapendo che ciò avrebbe un impatto mediatico assicurato) non mi sembra molto "onesto". Specie se s'è fatto avanti con canzonette.
Ma siamo in Italia ed "è arrivata la rivoluzione" è preferita a  "ciao amore ciao".
Ma Tenco, poeta incompreso degli anni 60 le cui canzoni risultano terribilmente belle e quasi attuali, così come gli altri artisti che campano fuori dal main stream come Pacifico, Pippo Pollina, Ivan Segreto, i Tetes de bois (scusate se non aggiungo la "e" con l'accento circonflesso) ecc continuano a muoversi senza aver bisogno che i media s'occupino di loro.
Sono questi i media autoreferenziali che non riescono più a seguire  il "mondo reale" se non quando c'è qualche "emergenza" o qualche succede qualche grosso fatto di cronaca.
E' soprattutto la tv. E' finzione. E' Striscia la notizia che durante lo spoglio elettorale sardo attacca ironicamente Soru e lecca il culo al padrone, facendo finta di canzonarlo.
Non ho visto nemmeno l'intervento di Benigni (ho ascoltato solo l'interpretazione della lettera di Wilde). Anche lui, sebbene sia un grande, è comunque servitore di Berlusconi. Anche se l'ha attaccato a tutto spiano (cosa che fa da anni senza che nessuno lo prenda seriamente in considerazione), comunque rimane un'ottima molla per gli ascolti di San Remo. Perchè a San Remo non si parla mai del San Remo rock? Del circuito di etichette indipendenti? Del Premio Tenco?
Non commento la partecipazione degli Afterhours, uno dei gruppi che mi piacciono di più. Ogni fan sa se esserne contento del pezzo e della loro partecipazione in genere o se, invece, iniziare a storcere il naso.
E intanto il mondo vero, quello che non vuole affogare cantando, va avanti e le cose importanti vengono sottaciute o hanno poco spazio.
Bisognerebbe capire bene e farsi spiegare qual'è l'intenzione dell'Unione Europea su internet .
Pare che vogliano chiudere il rubinetto della libertà di scambio\condivisione di informazioni e dati.



Stamattina mi sono pulito il culo con 500€

personalmente 17/2/2009

Libertà. Di pensiero,informazione e stampa.

giornalettisticamente 16/2/2009

Cari visitatori, da un po' di giorni sto lavorando ad un post per aggiornare questo blog e presto tornerete a leggermi. Non posso esimermi però dal segnalarvi 2 video sulla libertà di scrivere su internet. Visto che il sig. D'Alia (Udc) ha deciso di mettere un grosso tappo alla libertà di pensiero, informazione e stampa. Siamo oltre le dittature storiche tradizionali, tra poco ci imporranno di andare al bagno solo quando fa comodo a loro.

Per tutti quelli che si sono sentiti offesi da quanto ho scritto su questo blog.


Per tutti quelli che credono ancora che in Italia ci sia un governo demos cratico.

E allora sì: Arrestatemi pure, io continuerò a disobedire e a scrivere.

Arrestateci tutti. Arrestate tutti quelli che scrivono sulla Rete. Vi serviranno carceri grandi quanto città per contenerci tutti
e forze ripristinerete la legge marziale perchè saremo in tanti, tantissimi.


Testo integrale 







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permalink | inviato da Puffon il 16/2/2009 alle 0:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La Calabria è una frana e i calabresi degli stolti

giornalettisticamente 2/2/2009

Volevo scrivere qualcosa sul dissesto idrogeologico, ma ho trovato molto bello questo testo di seguito incollato.

Scivola Calabria, scivola

 

di Nuccio Cantelmi


La pioggia degli scorsi giorni ha portato danni e distruzione sull'intero territorio della Regione
Calabria.

Già si ode l'eco dei rimproveri, delle indagini, delle inchieste e dei rimpalli di responsabilità.

“Eventi eccezionali, colpa dell'incuria umana, lassismo della Pubblica Amministrazione”, da un
lato.

“Colpa della precedente amministrazione, è giunta l'ora di cambiare, promettiamo di mettere mano alla situazione non appena arriveranno altri soldi dal Governo centrale”, dall'altro.

In mezzo il cittadino calabrese, in preda ai disagi, alla viabilità impazzita, al rischio di percorrenza di strade impraticabili.

Di chi è la colpa. Semplice, la colpa è sempre di qualcun altro.

La colpa è della politica, sempre più autoreferenziale, sempre più algida e distaccata dalle cose terrene del comune sentire. La colpa è dei politici.

Facile, utile e pratico. Già perché dare la colpa alla classe politica attuale è un po' come sparare alla
Croce Rossa. Si centra sempre il bersaglio ma non si ferisce nessuno!

Anche i politici sono d'accordo nel riconoscere le colpe della politica. Peccato che siano sempre le colpe di qualcun altro. La responsabilità, infatti, è sempre di coloro che ci hanno preceduto, il cui atteggiamento e condotta hanno reso la dimensione dello stato attuale delle cose incolmabile ed irreparabile.

Eppure, chi si presenta al pubblico giudizio elettorale, dichiara sempre di poter fare meglio del predecessore. Egli si presenta al voto proprio in ragione dello sfacelo lasciato dalla precedente amministrazione, promettendo in tempi brevi di portare una “ventata di cambiamento”.

Il fatto stesso di non riuscire a porre rimedio ai danni compiuti in passato sarebbe indice di inettitudine e di inadempimento della promessa elettorale. Ma in Italia, ed in Calabria in particolare, nessuno ci fa mai caso.

Propongo, allora, di mettere d'accordo vecchie e nuove amministrazioni e di farla finita con questo sterile dibattito autoreferenziale. Propongo di affibbiare la colpa, tutta la colpa, alle amministrazioni future, quelle che verranno. D'ora innanzi la classe politica potrà smettere di combattersi da opposti schieramenti fittizi e potrà individuare nel futuro scenario politico il vero motivo del disastro attuale.

“Ci provino Loro a mettere una pezza sullo schifo che abbiamo ereditato e che non siamo riusciti a sbrogliare...”, ecco una dichiarazione sensata!!! La verità, a mio parere, sta da tutta altra parte.

 

È troppo facile prendersela con la classe politica che se la prende con se stessa. Il cane si morde la
coda.

È troppo facile parlare di stato con la s minuscola quasi a significare che sia altro da noi.

È troppo facile.

La responsabilità dello stato attuale della viabilità calabrese è, infatti, della pioggia.

La pioggia lava via ipocrisie e falsi concetti. La pioggia lascia solo fango, ed il fango ci avvolge
tutti. Senza distinzione. Tutti.


La deficienza del sentimento sociale è uno dei fattori principali di perdita di collante di una realtà regionale prossima alla regressione allo stato tribale.

Nessuno di noi si comporta, si muove, respira, agisce come se fosse parte, come se si sentisse parte
di un contesto collettivo e comune. Si agisce per interessi individuali, di gruppo, di clan.

Proprio in tema di clan, c'è un dettaglio importante che è sfuggito all'attenzione della stampa e dei
reporter che hanno invaso la Procura di Catanzaro in occasione dei recenti fatti legati alle indagini
del PM De Magistris.

Le inchieste “Why not” e “Poseidone” ci hanno dimostrato come la “cupola” che controlla il flusso monetario in Calabria non sia formata da rudi e grezzi boss mafiosi vecchio stampo. Politici, imprenditori e magistrati sono la vera forza trainante del malaffare calabrese. La mafia non esiste, è solo una loro invenzione per giustificare le mancanze ed i ritardi di questa terra.

Eppure, nessuno lo dice. La colpa è sempre di qualcun altro.

Il clan allargato del malaffare, dunque, è il clan dominante nella struttura tribale calabra.

Esso è portatore di interessi propri ed è capace di farsi carico degli interessi dei singoli cittadini questuanti che vengono ad elemosinare il “posto pubblico” per sistemare i propri figli.

Diciamo la verità. Ciascuno di noi ha sognato, almeno una volta nella vita, il posto fisso in organico regionale, provinciale, comunale, rionale, circoscrizionale, palazzinaro, etc...

L'immaginario collettivo vuole questi lavori improntati ad assenza di responsabilità proprie, stipendio fisso mensile garantito, orario flessibile (nel senso che si lavora quando se ne ha voglia), diritti sindacali di pausa caffé più volte al giorno, ore mattutine dedicate alla lettura del giornale.
 

Una pacchia


Per questo, da buoni cittadini aspiranti anelanti il clan politico-affaristico dominante, ci rivolgiamo speranzosi al ras politicante rionale affinché interceda presso il caporione di zona affinché si rivolga all'attendente del portaborse del tale dirigente o segretario politico per ottenere il tanto agognato posto di lavoro.

Ovviamente, i buoni politici non possono far altro che soddisfare queste istanze minute che arrivano dal popolino di cui assumono il ruolo di custode e tutore.

Per questo, Essi trascorrono buona parte del loro tempo ad inventarsi nuovi posti di lavoro, nuove collocazioni, nuove poltrone inutili e ridondanti, dove collocare amici, parenti, parenti di amici o amici di parenti o amici di amici o parenti di parenti.

Questo sforzo di fantasia creativa ha un costo. Il tempo dedicatogli toglie spazio ad altre decisioni meno importanti quali, appunto, quelle relative alla gestione del territorio e della viabilità.

Ma non è solo una questione di tempo, è anche una questione di spendibilità di risorse. I finanziamenti di stato devono essere dirottati alla soddisfazione delle esigenze politico-elettorali. Quello che avanza, se qualcosa avanza, potrà essere devoluto ad attività minori e meno rilevanti come le politiche ambientali e del territorio. Tanto la Calabria è bella, una perla tra i mari, di cosa c'è bisogno? Di lavoro, appunto.


Ben venga, dunque, il fango, ben venga la pioggia. Altri soldi saranno richiesti, altri finanziamenti potranno essere dirottati alla creazione di altre finte occasioni.

Altri cittadini questuanti potranno essere allettati con promesse e miraggi.

Altre elezioni potranno consumarsi su queste promesse.

Spero che il fango ci avvolga tutti, ci renda incapaci di muoverci, ci trascini nell'umido della terra che abbiamo stuprato e violentato.

Spero che, presto, ogni singolo calabrese, impantanato ed immobile, sia costretto a guardare negli occhi il suo prossimo, chi gli sta vicino, per leggere nella sua espressione la stessa rassegnata domanda: ma che diavolo stiamo facendo? Per quanto tempo continueremo a delegare ad altri la responsabilità del nostro futuro?

Prima di ciò, occorre che il calabrese recuperi il sentimento sociale, che si riappropri del pronome personale “noi” al posto del singolare “io” e che per “noi” si voglia intendere anche chi sta fuori dalla cerchia immediata degli interessi di parte.

Ma per questo, occorrerà ancora tanta pioggia e tanto, tanto fango.



Non serve essere un blogger famoso tipo Beppe Grillo per scrivere certe cose!
Ed intanto, dopo una tregua di quasi un giorno e mezzo, la pioggia è tornata. Una pioggia quasi isterica e rafforzata dal vento è tornata a cadere dal cielo. La pioggia che è mancata per tutta l'estate 2008 che non ha spento i numerosissimi incendi (più di uno al giorno) e che ora torna a farsi sentire. Sembra un temporale estivo adesso, ma non lo è, i temporali estivi fanno bene alla terra e alla gente perchè li abbevera, adesso la gente maledice la pioggia e ne ha timore. Siamo un popolo semplice ed abbiamo bisogno della nostra razione di sole mensile anche in inverno.